Crea sito

Cosa dicono gli esperti

BookSide0026_M

La meditazione di piena coscienza 

“La meditazione di piena coscienza è diversa dal rilassamento: non si cerca di evitare di sentire delle emozioni dolorose o di mascherarle, ma al contrario di accettarle senza amplificarle. Si potrebbe dire che si tratta di una sorta di ecologia della mente, che parte dal principio che molte delle nostre difficoltà psichiche provengono da strategie inadeguate, fondate sul desiderio di sradicare il dolore (con il rifiuto o aggirandolo). Per quanto possa sembrare paradossale, rinunciare a queste strategie permette spesso di attenuare la sofferenza più rapidamente e soprattutto in modo più durevole. Nietzsche sosteneva che “la malattia peggiore degli uomini viene dal modo in cui hanno combattuto i loro mali”.
Christophe André (Cerveau&Psycho)

 

_______________________________________________________________________________________

Cos’è la piena consapevolezza 

“La piena consapevolezza è la qualità della coscienza che emerge quando si volge intenzionalmente la propria mente verso il momento presente”
“Non è dunque un’assenza di pensieri ma un’assenza di investimento nei pensieri”
Christophe André (2010) in Cerveau & Psycho

_______________________________________________________________________________________

BasiNeuropiscologiche della Mindfulness: 

da una presentazione di Arnaud Carré
“Le persone con un alto livello di piena consapevolezza regolano meglio l’impatto delle loro emozioni negative in occasione degli avvenimenti negativi e hanno un sistema cerebrale emozionale regolato meglio.

In particolare il sistema limbico, coinvolto nella generazione emozionale, si “ipoattiva” mentre il complesso frontale coinvolto nei processi si ragionamento e di cognizione si “iperattiva”
Creswell et al. (2007), Goldin & Gross (2010),Taylor et al. (2011)

_______________________________________________________________________________________

Come spiegare l’azione della meditazione di piena coscienza sullo stato di salute? 

“I meccanismi sembrano situarsi a due livelli: da una parte quello della regolazione cognitiva (i soggetti addestrati identificano meglio l’inizio dei pensieri negativi ed evitano così di lasciarli degenerare in cicli prolungati di ruminazione); d’altro canto quello della regolazione emozionale: la pratica regolare della piena coscienza permette di sviluppare delle capacità maggiori di accettazione, di distacco e di modulazione rispetto alle emozioni dolorose. Sapendo che nella maggior parte delle sofferenze psicologiche, quale che sia la loro natura, la ruminazione e la non regolazione emozionale sono dei fattori aggravanti, la piena coscienza presenta dunque un reale interesse come strumento coadiuvante per le diverse terapie, mediche o psicoterapeutiche.”
Chritsophe André (Cerveau&Psycho-n°41/2010)

_______________________________________________________________________________________

Cosa comporta la pratica della piena coscienza 

“La pratica della piena coscienza comporta..un miglioramento della modulazione emozionale, di cui si comincia ora a mappare le vie neurali: così, dopo un addestramento di otto settimane, delle persone nelle quali vengono suscitate delle emozioni di tristezza presentano un’attivazione più debole delle aree del linguaggio (aree di Wericke e di Broca) è un’attività più forte nelle zone associate alla sensibilità interocettiva. Questo significa che l’impatto della tristezza è più ridotto nei meditanti in ragione della sua “digestione” a livello corporale piuttosto che per un trattamento razionale verbale, come questo accade nei non meditanti .
I meditanti accettano coscientemente di provare fisicamente la tristezza, senza cercare di “risolverla” mentalmente (cosa che conduce a volte a delle ruminazioni sterili).”
Christophe André

_______________________________________________________________________________________

Ma perché è così importante l’attenzione non giudicante al momento presente?

“E perché questo tipo di allenamento ha degli effetti così benefici sulla salute?
Per tre fondamentali ragioni:

• Innanzitutto sappiamo che molto spesso rimaniamo ingolfati e bloccati dal passato, oppure travolti e spaventati da anticipazioni catastrofiche del futuro.
Saper tornare al momento presente è dunque un modo molto semplice, diretto ed efficace per uscire dal coinvolgimento del passato e del futuro.

• In secondo luogo, la pratica costante della mindfulness insegna a riconoscere la propria esperienza mentale in quanto tale, i pensieri, in quanto pensieri, le emozioni in quanto emozioni, le sensazioni fisiche in quanto sensazioni fisiche. Questo aspetto è particolarmente importante per la cura della depressione,dell’ansia e di altre manifestazioni psicopatologiche.
Chi soffre di un problema psicologico, immancabilmente, tende a confondere la propria esperienza interiore con la propria realtà.
Ad esempio, se ho il pensiero di essere incapace, posso convincermi che “sono incapace”. Se penso di essere cattivo, posso convincermi di essere cattivo.
Come si vede, in questi esempi scambio un mio pensiero con me stesso. In realtà i pensieri sono dei pensieri e la mia realtà è molto più grande dei miei pensieri.

• In terzo luogo, essere ancorati al momento presente ci consente di aprirci alla nostra esperienza, e dunque anche all’esperienza del funzionamento della nostra mente, e del suo modo di interpretare, predire, concettualizzare, giudicare, del suo modo di legarsi alle cose o di cercare di fuggire, e quindi persino, del suo modo di creare sofferenza,con curiosità e consapevolezza. Ciò implica una conoscenza più estesa profonda di parti di noi stessi.

La pratica costante della mindfulness consente dunque di conoscere con precisione l’origine mentale della nostra sofferenza, di riconoscere l’attività mentale in quanto tale, apprendere a non dare tanto credito alle sue conclusioni, e di incrementare la libertà di azione e di scelta.”

Dr. Marco Vicentini – 2012

_______________________________________________________________________________________

Quale efficacia?

“Al giorno d’oggi disponiamo di un numero relativamente importante di studi scientificamente validi (confronto con dei gruppi controllo, randomizzazione dei soggetti, valutazione prima e dopo le sedute, eccetera) che dimostrano l’interesse della meditazione della piena coscienza nelle diverse problematiche mediche o psichiatriche. Questi studi riguardano vari campi quali lo stress, la cardiologia, i dolori cronici, la dermatologia, i problemi respiratori, e sono stati condotti su delle popolazioni diverse (pazienti o studenti). E così, uno studio dello psicologo canadese Michael Speca dell’Università di Calgary, condotto su dei pazienti malati di cancro, ha rivelato dei miglioramenti misurabili e significativi dell’umore e dei diversi sintomi collegati allo stress, così come una riduzione della sensazione di fatica. Un altro studio, condotto da Natalia Morone a Pittsburgh su delle persone che soffrivano di lombalgie croniche, attesta un miglioramento della tolleranza al dolore e dell’attività fisica (l’immobilità dei pazienti aggrava le lombalgie).”

Christophe André – 2010

_______________________________________________________________________________________

La Stampa del 28/03/2013 - NUOVE SCOPERTE SULLA CONSAPEVOLEZZA

Concentrazione, capacità di lettura e memoria di lavoro: la Mindfulness le migliora

http://www.lastampa.it/2013/03/28/scienza/benessere/concentrazione-capacita-di-lettura-e-memoria-di-lavoro-la-mindfulness-le-migliora-lO1GobTgCRYknSXkVjyBYM/pagina.html

_______________________________________________________________________________________

Come spiegare l’azione della meditazione di piena coscienza sullo stato di salute?

“I meccanismi sembrano situarsi a due livelli: da una parte quello della regolazione cognitiva (i soggetti addestrati identificano meglio l’inizio dei pensieri negativi ed evitano così di lasciarli degenerare in cicli prolungati di ruminazione); d’altro canto quello della regolazione emozionale: la pratica regolare della piena coscienza permette di sviluppare delle capacità maggiori di accettazione, di distacco e di modulazione rispetto alle emozioni dolorose. Sapendo che nella maggior parte delle sofferenze psicologiche, quale che sia la loro natura, la ruminazione e la non regolazione emozionale sono dei fattori aggravanti, la piena coscienza presenta dunque un reale interesse come strumento coadiuvante per le diverse terapie, mediche o psicoterapeutiche.”
Chritsophe André (Cerveau&Psycho-n°41/2010)

_______________________________________________________________________________________